Formazione per i docenti SI/SE

06/2019
Formazione

Domande e risposte

Come dobbiamo comportarci con i bambini che non vogliono mangiare frutta e verdura alla mensa? Dobbiamo

obbligarli a mangiare, lasciarli liberi di scegliere, o altro?

Qualsiasi domanda sulla nutrizione DEVE essere fatta prima di tutto ai genitori. La comunicazione con loro ha il duplice vantaggio di conoscere le abitudini alimentari del bambino e di impostare la relazione sulla trasparenza e la fiducia. Sono da evitare situazioni a rischio in cui il genitore "viene a sapere" dal figlio che a scuola è successo questo o quello, ma bisogna favorire piuttosto un modello in cui casa e scuola si sostengono mutualmente a favore dell'educazione senza antagonismi.

Per fare una caricatura:

Es: "Io a casa non mangio le verdure!"

"Sì, lo so, la tua mamma me lo ha detto e mi ha anche dato il permesso di fartele

assaggiare qui, se vuoi"

E non:

"Appunto, ma qui sei a scuola e devi assaggiarle come tutti i tuoi compagni!"

Il bambino forse non assaggia comunque la verdura, ma gli abbiamo offerto un'occasione per capire che la sua scelta di assaggiarla o meno non potrà essergli utile per "schierarsi politicamente" per uno o l'altro ambiente di vita.

A volte il cibo può essere utilizzato dal bambino come messaggio "qui non mi piace stare, preferisco lì".

Obbligare un bambino a mangiare é come costringerlo a imparare una poesia a memoria per impararla a memoria, a correre per correre o a risolvere un calcolo matematico per risolverlo. Certamente con il passare del tempo, dovrà imparare ad eseguire tutti questi compiti per il suo benessere e la sua salute, ma soprattutto in giovane età, non é facile per lui capire perché fa certe cose, soprattutto a scuola! I bambini imparano meglio attraverso l'imitazione e il gioco, quindi sarebbe preferibile combinare queste dimensioni alle attività didattiche. Se un bambino frequenta la scuola dell'infanzia o la scuola elementare e mangia in situazione di gruppo, le occasioni che ha per mangiare frutta e verdura per il solo sfizio di imitare un suo pari sono sicuramente più frequenti che se mangia sempre e solo in ambiente domestico.

Non si usa giocare con il cibo, ma senza volerlo sprecare o ridurlo per forza a un missile aerospaziale, quando parliamo dell'aspetto ludico ci riferiamo alla dimensione narrativa che un pasto può avere. Ben vengano quindi storie, favole e immaginazione che rendano più appetibile il pasto. L'AMBIENTE creato deve essere sempre disteso, è importantissimo trasmettere serenità e fiducia soprattutto con il TONO DI VOCE e ciò che va evitato nel modo più assoluto é creare un conflitto intorno ai pasti. Se al bambino viene richiesto di fare i compiti con regolarità o di rispettare i compagni, ci aspettiamo da lui che rispetti i limiti. Quello che lui sceglie di deglutire rimane invece comunque una sua SCELTA ed é libero di rifiutarla. Dovessero esserci casi particolari estremi, ci si rivolge nuovamente alla famiglia ed eventualmente a un esperto in nutrizione.

Come affrontare il discorso del peso e dell’alimentazione equilibrata con allievi che hanno dei problemi di peso e

sappiamo che a casa non seguono un’alimentazione equilibrata? 

Le nostre attività potrebbero farli sentire in colpa? Oppure potremmo acuire il problema, nel senso che gli altri allievi potrebbero prenderli in giro?

L'argomento dell'alimentazione equilibrata riguarda sia gli allievi che hanno problemi manifesti che quelli snelli e apparentemente sani. In ogni classe ci sono sicuramente alcuni allievi che hanno un peso, un colorito e una forma fisica nella norma, ma che conoscono abitudini alimentari fatte di eccessi. È quindi nostro dovere educare e promuovere la salute, comunque. Prendersi in giro è, dopo le tabelline, l'attività più gettonata in tutte le scuole. Ci si ferisce, ci si umilia, si superano i limiti costantemente, ma si impara anche a sapersi difendere e a formare il proprio carattere. L'insegnante è attivo nel suo trasmettere quotidianamente un modello di comunicazione più costruttivo e amorevole. Il peso, gli occhiali, il nome, il modo di parlare, ci sono svariati bersagli; non ho ancora sentito nessuno confessarmi "sa, ho preferito non portare mio figlio dall'oculista perché potrebbe essere preso in giro per gli occhiali!" Purtroppo ho sentito più di una situazione in cui anche l'insegnante si univa al coro dello scherno! In tutti i casi, è importante parlare apertamente di ogni argomento attraverso piccoli gruppi o cerchi di classe.

Come è possibile intervenire quando a casa c’è poca sensibilità per le tematiche di movimento e

alimentazione (es: livello socio-culturale inferiore, minoranze etniche)? E come è possibile coinvolgere i genitori di

questi strati di popolazione? Quali sono i valori sui quali puntare in questi casi?

Durante i miei anni di lavoro con le famiglie toccate dal sovrappeso e dall'obesità, questa è sicuramente la domanda più frequente e a cui ho fatto più fatica rispondere. Ho un reticolato di risposte che si articolano intorno a concetti come: apertura, flessibilità, parificazione, sensibilizzazione, lungo termine. Apertura, flessibilità, parificazione: quando ho incontrato famiglie provenienti dal Kosovo, dall'Albania, dalla Siria, dall'Etiopia, dalla Somalia, mi sono sempre focalizzata inizialmente sull'apertura, mostrandomi curiosa verso le loro origini e pronta all'ascolto della loro avventura della migrazione. Guardare insieme una cartina geografica del loro paese, imparare alcune parole nella loro lingua, farmi raccontare alcune ricette tipiche sono tutti argomenti che hanno aiutato a parificarmi e quindi scendere dal piedistallo dell'esperta e sedermi accanto a loro per imparare a mia volta qualcosa. La flessibilità è data dal tempo e dallo spazio degli appuntamenti: a volte a

domicilio, a volte la sera o il fine-settimana. La sensibilizzazione è qualcosa che può sembrare inefficace per alcune famiglie che sembrano mantenere le loro abitudini, ma il lavoro a lungo termine è sicuramente più valido che un intervento puntuale.

Infine, in casi di obesità elevata, ho già avuto contatti con scuole che si sono rivolte a una CTR.

Quanta influenza può avere la pubblicità delle merendine nei riguardi sia dei genitori sia dei bambini?

    Merende e... merende!

    A merenda,un bel panino,

    è piu' allegro di un dolcino

    o di un succo inscatolato,

    meglio un frutto ben sbucciato!

    e lo yogurt? Va benone

    Patatine?All'occasione!

    La merenda intelligente

    fa il bambino sorridente!

La pubblicità ha un'influenza grandissima (sia per l'alimentazione che per giocattoli spesso superflui che non sempre veicolano valori sani e generano molta spazzatura) e la buona notizia è che quindi anche le campagne di promozione della salute possono averne. Ottime le attività formative in cui si impara a leggere le etichette dei prodotti o la "spesa didattica", una vera e propria spesa al supermercato fatta in compagnia di una dietista. Vedo tanti bambini che hanno un televisore in camera.

La TV

Dilemma senza eguale:

fa bene?Fa male?

Presa a dosi piccoline

diverte i bimbi e le bambine

ma se si esagera un pochino

cominciando dal mattino,

beh,tu la mente chiudi a chiave

e la cosa si fa grave!

Scappa via la fantasia

ed inoltre,mamma mia,

quella voglia di pensare

di inventare e di smontare

quel tuo mondo così bello

che si chiama,oh già,CERVELLO!

FILASTROCCA DELLA TELEVISIONE

che mi fa grosso il testone

che mi ruba la fantasia

e lontano la porta via,

che mi fa pensare uguale

allo spot,al telegiornale

che mi dice_Fermo là,

guarda la pubblicità!-

Che mi fa comprare tutto

il buono,l'utile e anche il brutto,

che mi dice_ahiaiai,

questo ancora non ce l'hai!-

Si,pero',quando c'è un cartone,

è tutta mia la televisione!!

Come agire nei riguardi di bambini della scuola dell'infanzia che mangiano "troppo" (tanto da indurre la

maestra a dire: "ora basta!")

Con il calcolo delle porzioni: quando il pasto è finito, il problema non si pone più. Idealmente si parla prima con il bambino e si stabilisce a quante porzioni avrà diritto e poi si cerca di non perdere il controllo. Gli si insegna anche a contare le masticazioni, a respirare e a sentire il gusto delle pietanze. Gli si può proporre di aiutare con i carrelli per favorire la digestione e il senso di sazietà. È fondamentale un clima il più possibile calmo nella mensa perché la confusione porta a mangiare più in fretta.

Da evitare:

-che il bambino si serva da solo;

-chiedere al bambino quanti piatti ha già mangiato; è preferibile che un adulto

controlli la sua alimentazione;

Come "sbloccare" i bambini che non vogliono mai assaggiare nessun alimento e quindi risulta difficile per il docente invitarli a consumare più frutta e verdura? Tra l'altro, alcuni addirittura si fanno venire il vomito piuttosto di provare un piccolo assaggio (forse non hanno il permesso dei genitori?)

Risponderei come alla prima domanda.

Carmen De Grazia

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Carmen De Grazia

Psicologa Psicoterapeuta FSP
Orientamento sistemico-relazionale
Terapia di coppia e di famiglia
Psicologa dell’età evolutiva e metodo EMDR

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